Monitor and analysis in real-time of the censorship systems used by Internet Service Providers.
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Giappone: i nuovi giornalisti freelance rompono il monopolio
Giappone: i nuovi giornalisti freelance rompono il monopolio dell'informazione

traduzione 9 luglio 2010 · vai all'articolo originale [en]

Mentre in molti paesi nel mondo i cittadini comuni familiarizzano con le nuove tecnologie per cercare di far sentire la propria voce, in Giappone sono soprattutto i giornalisti freelance a portare avanti la battaglia contro l'establishment dei media tradizionali, dai quali sono intenzionati a mantenere le distanze.
Questo perché in Giappone la distribuzione dell'informazione é sotto il controllo dei media tradizionali attraverso un sistema chiamato ‘kisha club’.

Kisha club [en] significa letteralmente club dei reporter o club della stampa ed é meglio definito come ‘associazione che si occupa della selezione delle notizie’: è presente in quasi tutte le istituzioni pubbliche come ministeri, polizia, e nelle strutture aziendali ecc. Tra i loro compiti rientra l'organizzazione delle conferenze stampa delle istituzioni che gestiscono.

Come specificato nelle loro linee guida [en]:


In un'epoca in cui si va sempre più alla ricerca di informazioni accurate derivanti da selezioni basate sull'etica dell'informazione, i kisha club si assumono la responsabilità sociale di monitorare l'esercizio del potere da parte dei funzionari pubblici e di scovare rivelazioni autentiche di informazioni da parte delle istituzioni pubbliche. I membri dei kisha club e chi partecipa alle conferenze sono tenuti pertanto a ricoprire questi ruoli importanti.


Solamente i giornalisti che lavorano per alcune società nell'ambito dei media tradizionali possono esserne membri e, di conseguenza, partecipare alle conferenze stampa organizzate dai kisha club.
I giornalisti freelance e i media stranieri spesso non sono ammessi. Nel caso in cui possano partecipare, non possono fare domande.

Il 13 Febbraio Takashi Uesugi [ja], uno dei più popolari giornalisti indipendenti, che richiede l'abolizione del sistema del kisha club [en], ha scritto su Twitter [ja]:


上杉隆「ツイッター、ユーストリームが一次情報を独占する記者クラブの壁を超えた。それ以前にこの記者クラブのシステムが日本人に知られていない。公権力の匿名は許されないというのが当然のジャーナリズムのルール」7:45 PM Feb 13th TweetMe for iPhoneから

Twitter e Ustream hanno oggi superato i club della stampa, che in precedenza monopolizzavano la divulgazione dell'informazione. I dettagli del sistema basato sui kisha club sono poco noti anche in Giappone. L'essere contrari all'anonimità del potere pubblico è una regola ovvia per il giornalismo.


Con un cambio di direzione, alcuni rappresentanti del governo eletti lo scorso anno hanno deciso di aprire le loro conferenze stampa [en] a tutti i giornalisti professionisti. Chi lavorava nei media online ha colto l'opportunità e ha da subito cominciato a partecipare alle varie conferenze con la propria attrezzatura per poter trasmettere gli eventi in diretta.

Lo scorso settembre Tetsuo Jimbo [en], un videogiornalista veterano nonché editor e CEO di videonews.com ha commentato [ja] questa novità: conferenza stampa di un ministro aperta a tutti i giornalisti professionisti.


まず大方針は「原則として、記者クラブ所属報道機関以外の全てのメディアにも解放する」(岡田氏)です。
[…] これまでは、仮にその団体の加盟社の記者でも、社を通じてそれぞれ当該の記者クラブに入会していることが必要でした。それぞれの報道機関の社内ポリティックスなどの事情で、新聞協会加盟社の記者であれば誰でも会見に出られるというわけではなかったということです。
それが、これからは基本的には、上記の団体に加盟している社の記者であれば、誰でも会見には出られることになるので、例えば朝日の別の部署の記者が、朝日の記者クラブの記者に気を遣って会見に行けないとか、NHKのクローズアップ現代の記者やNスペのディレクターがNHK報道局の外務省霞クラブ所属の記者に会見の出席や撮影を妨害されるというような馬鹿げたこと(これが本当にあるんですよ。)もなくなります。

Enunciando il principio guida della nuova politica, il Ministro Okada ha detto: “In linea di massima aprirò (le conferenze stampa) a tutti i media, inclusi quelli che non appartengono al kisha club [del ministro degli esteri].”
[…] Fino ad ora i giornalisti appartenenti ad una società con un kisha club dovevano fare ricorso alla loro azienda per diventare membri di quel club. Anche a causa della politica interna di ciascuna società, i giornalisti non potevano presenziare a qualsiasi conferenza desiderassero.
D'ora in avanti, in linea con questa nuova politica, tutti i giornalisti [oltre a freelancer e reporters di riviste e mezzi di informazione online] che lavorano per un' organizzazione-membro possono prendere parte a qualsiasi conferenza. Questo significa che, ad esempio, un reporter di Asahi appartenente ad un certo gruppo non dovrà amareggiarsi all'idea di non poter partecipare alla conferenza di un altro gruppo, diverso da quello a cui é stato assegnato. Oppure un direttore del NHK che lavora per programmi come Close Up Gendai or NHK Special non verrà ostacolato nel riprendere o partecipare ad una conferenza del Ministero degli Esteri da un collega reporter del NHK che si occupa solitamente di quel ministero. E tali ridicoli incidenti (perchè si sono verificati realmente) non si ripeteranno.”


Ustream, in particolare, si propone come una fonte d'informazione alternativa per eludere i filtri dei media principali.

E' abbastanza conosciuto il caso del popolare sito web per la condivisione di video Nico Nico Douga, che dall'anno scorso ha fornito un servizio di trasmissione in diretta ai suoi utenti [ja]. Il suo staff é diventato una presenza regolare alle conferenze stampa settimanali del ministro degli esteri, permettendo al suo pubblico di interagire direttamente con il presentatore. Non solo il pubblico può assistere all'evento ma anche inviare domande alla pagina web che vengono scelte dallo staff di Nico Nico Douga e poste direttamente al ministro. Stando al sito Nico Nico Douga [ja], i suoi utenti hanno potuto fare domande sulla questione della base militare americana [en], sugli attivisti di Sea Shepherd [it], sugli aiuti all'Afghanistan ecc.
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Conferenza in diretta del Ministro degli Esteri Okada su Ustream di Yasumi Iwakami, 29 Giugno.

Il blogger nob1975 ha scritto un commento[ja] su questa opportunità dicendo che i cittadini e i netizen adesso devono riuscire a guardare le conferenze stampa dei loro politici prima che vengano riviste e filtrate dalla TV e dalla stampa.


国民が、一次情報に触れる機会が、いままでかつて、あったろうか?
政治家も、バラエティショーの一環としての「報道番組」、政治をネタにした完全なる「バラエティ番組」、司会者の仕切りがうざい「討論番組」から飛び出して、記者クラブも通さず、じかに、国民に向けて、情報発信できる時代。
素晴らしいと思う。
[…]
エポックメイキングな瞬間だったと思う。

I cittadini adesso hanno la possibilità di entrare in contatto con informazioni genuine. Mi chiedo se ci sia mai stato un'opportunità del genere in passato.
Questa é un'epoca un cui i politici possono parlare ai cittadini direttamente, senza passare attraverso i kisha club o partecipando a “programmi d'informazione”, che fanno parte di programmi d'intrattenimento, a “varietà” che vedono i politici come carne da macello per lo spettacolo, oppure a “talk shows” dove l'ospite porta avanti la conversazione.
Credo che questo sia fantastico.
[…]
Mi sembra un cambiamento epocale.


Giornalisti indipendenti come Takashi Uesugi, prima citato, o il premiato Yasumi Iwakami [ja] hanno reso Ustream uno strumento per creare dibattiti aperti focalizzati sul “sistema del kisha club”, per accrescere la consapevolezza dei giapponesi riguardo a come le informazioni a cui accedono siano spesso influenzate e limitate. Un esempio é il dibattito tra Uesugi e l'economista Nobuo Ikeda [ja] sulle rivelazioni delle forze dell'ordine ai media”.

Ecco quello che si trova nel profilo di Iwakami sulla sua pagina Ustream:


フリージャーナリスト・岩上安身が、どこにでも出かけて、誰にでも取材し、可能な限り、ダイレク トに情報をお伝えします。インタビュー、対談、記者会見、などなど。

Il giornalista indipendente Yasumi Iwakami va ovunque, intervista chiunque e, quando possibile, trasmette direttamente le informazioni: interviste, dibattiti, conferenze stampa e così via.


In conclusione, Hiroshi Hirano, redattore del quotidiano online Electronic Journal, che critica [ja] il monopolio nell'informazione in quanto contrario ai principi di democrazia, ammonisce riguardo alla pericolosità del potere insito nei media.


情報を自分たちだけでずっと独占していればそれは一種の利権と化し、政治家側や官僚側から利用されやすくなるのです。

Se l'informazione é monopolizzata da una fonte, si crea una nuova forma di potere che é facilmente manipolabile da politici, burocrati o altri per i loro scopi.


di Scilla Alecci · tradotto da Greta Rossi · traduzione 9 luglio 2010

Source: Global Voices in Italiano » G... monopolio dell’informazione Image
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Bookmark and Share | Posted by yanfry | 13/07/2010, 6:52 | Views 46 | 0 comments

Venezuela: Twitterers, bloggers and forum members, in the ey
The long wave of interventions to banks in Venezuela [EN], has led, inevitably, to lots of rumors about which banking institution is soon to be intervened. The Federal Bank, seized last week, is the twelfth bank intervened by the government since November 2009.
A week ago, venezuelan Vice-President, Elias Jaua, declared that President Hugo Chávez ordered the Ministry of Interior and Justice to initiate a thorough and systematic investigation in order to identify the sources of the rumors about the instability of private banking. Jaua stated that generation of rumors is a “crime punishable by imprisonment from nine to 11 years” and warned that participants of “digital forums that have become centers of political conspiracy” will be punished. Meanwhile, the Minister for Interior and Justice, Tarek El Aissami, said “We are on the trail of those responsible for manipulation and terrorism.
Likewise, the chairman of the Banking Association of Venezuela, Juan Carlos Escotet, supported the measure, and warned that online social networks “in no way can lend themselves to spread rumors that are expressly provided as a crime under the General Banking Law.” Escotet added that those who generate such information, “by any means, Twitter, text messages, or through any media” would be committing a crime.
The above mentioned General Banking Law states the following:

Artículo 448.Las personas naturales o jurídicas que difundan noticias falsas o empleen otros medios fraudulentos capaces de causar distorsiones al sistema bancario nacional que afecten las condiciones económicas del país, serán penados con prisión de nueve (9) a once (11) años.

Art. 448. Any natural or juridical person who spreads fake news or uses other fraudulent methods capable of causing distortions to the national bank system which affect the economic conditions of the country,will be punished with prison, from 9 to 11 years.

Although it's evident that with every right comes a responsibility, several users have manifested their disagreement with this announcement, specially because of its consequences over the online behavior, caused by fear. We may recall that Chavez's previous threatens [ES] against those bloggers who published information about the black market of dollar in Venezuela, led to the self-shutdown of the most popular blogs on the subject in the country. However, the venezuelan twitter community remains very unpleased with this measure:
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Now it will be punished to spread rumors about banks on #Twitter. And where is the inquest for the rumors that #Chávez spreads? #Venezuela

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In Venezuela, whoever says a rumor about banks, can be imprisoned faster than a confessed murderer and thief. #insolituniverse

Apparently, it's not the law itself what is bugging twitterers and bloggers, but the government's alleged disproportion in choosing which behaviors apply it to, and that it seems that lately, citizen's online behavior is more of a concern than hunger, povertyand insecurity. However, it might be the suitable moment to remember that several websites, such as Noticiero Digital, already had policies regarding suspension of their forum users who speaked about banking rumors [ES].
If anything, this isn't the first time something similar happens. Last year, in Guatemala, a citizen was arrested for the crime of “fiscal panic [ES]“, and in Seúl, a blogger was also imprisoned for spreading financial rumors [ES].

Posted by Marianne Diaz on Jun 28, 2010

Bookmark and Share | Posted by yanfry | 30/06/2010, 6:49 | Views 52 | 0 comments

Pakistan, la nuova grande muraglia?
Pakistan, la nuova grande muraglia?

Controlli serrati su Google, YouTube, Yahoo! e Bing. I link ritenuti blasfemi verranno bloccati, senza pregiudicare il funzionamento generale degli spazi web
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Roma - C'è chi ha già parlato di una nuova grande muraglia digitale, eretta dalle autorità del Pakistan per bloccare l'accesso a determinati contenuti del web. Contenuti giudicati blasfemi, gravemente offensivi nei confronti dell'Islam e del suo profeta Maometto. Alcuni tra i principali servizi online dovranno quindi essere sottoposti al più rigido dei controlli.

Almeno secondo recenti dichiarazioni ufficiali emesse da Khurram Mehran, portavoce dell'autorità pakistana per la regolamentazione delle telecomunicazioni. Che, su esplicita richiesta del ministero locale per l'IT, provvederà al monitoraggio di alcuni siti web, tra cui quello di YouTube e di Amazon.

Controlli che si estenderanno a motori di ricerca come Bing e Google, fino ad arrivare a Yahoo! e ad altri 17 spazi online meno noti alla grande utenza, tra cui un blog che ha promosso una petizione definita anti-islamica. Obiettivo delle autorità pakistane sarà quello di bloccare link o intere pagine, evitando allo stesso tempo di compromettere le normali funzionalità di ciascuno dei siti indicati.

Non si tratta certo delle prime saette scagliate dalle autorità di Islamabad verso gli attuali protagonisti del web. Alla fine dello scorso mese era infatti toccato a Facebook, al centro della bufera per alcune vignette ritenute offensive nei confronti del profeta Maometto. Poi erano stati bloccati i siti di Wikipedia, Flickr e YouTube.

E proprio la piattaforma di video sharing di Google è finita ancora nel mirino delle autorità turche, che hanno sottolineato come BigG abbia scatenato una vera e propria guerra nei confronti del governo di Ankara. Il blocco, che dura ormai da tempo, sarebbe superabile - secondo le autorità - solo con la corresponsione da parte dell'azienda di Mountain View di tasse mai pagate, relative al canale pubblicitario locale.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2926154/PI/ ... aglia.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Bookmark and Share | Posted by yanfry | 30/06/2010, 6:37 | Views 44 | 0 comments

Cina: censurare Internet è cosa giusta
Cina: censurare Internet è cosa giusta

In un documento ufficiale le autorità di Pechino esaltano i benefici offerti da Internet. Ma precisano: c'è bisogno di controllare un'informazione incontrollabile. Per la sicurezza nazionale e la stabilità del governo

Roma - Una cristallizzazione del sapere umano. "Internet è una delle invenzioni tecnologiche più significative del XX secolo e rappresenta uno dei simboli più forti della forza di produzione avanzata dell'era contemporanea". Parole appassionate, che sembrano uscite direttamente dalle labbra di uno dei tanti attivisti della Rete.

E invece si tratta dell'introduzione ad un documento intitolato "Internet in Cina". Un white paper, diramato di recente dalle autorità di Pechino innanzitutto per fare il punto sull'attuale stato della Rete in terra asiatica. Ma anche per difendere un concetto fondamentale, almeno in Cina: la censura di certi contenuti e servizi online è cosa buona, ma soprattutto giusta.

E qui un apparente stridore, con le parole iniziali e con queste che seguono: "Il governo cinese comprende appieno il ruolo non rimpiazzabile di Internet nell'accelerare lo sviluppo dell'economia nazionale, verso un avanzamento tecnologico e scientifico, con un impatto profondo sulla politica, la cultura, il progresso sociale e la diffusione delle informazioni".

Quali informazioni? Certamente quelle gradite al governo di Pechino. Che ha sottolineato come sia legittimo regolamentare l'accesso a certi meandri della Rete, a seconda delle disposizioni di legge interne ai confini del paese asiatico.

"La legge - si legge nel documento - proibisce chiaramente la diffusione di informazioni che contengano incitamenti alla sovversione, contro il potere stabilito, che vadano a minare l'ordine e l'unità nazionale, che violino le regole a tutela dell'onore nonché degli interessi della nazione".

Un'ammissione, dunque, a sostegno di quello che in molti hanno chiamato Great Firewall of China. Una muraglia digitale che - sempre secondo il documento - non avrebbe affatto impedito ai cittadini cinesi di ottenere libero accesso ai contenuti del web. Solo non a quei contenuti che attentano alla sicurezza nazionale, allo normale sviluppo degli adolescenti, al pubblico interesse.

Un'interesse - quello verso Internet - che in Cina è cresciuto a dismisura, da quella prima connessione a 64 kilobit nel 1994. Sono passati sedici anni e la popolazione cinese di netizen ha recentemente sfondato la soglia dei 400 milioni. Numeri non impressionanti se rapportati al totale degli abitanti del paese asiatico.

Il documento diramato dalle autorità ha infatti illustrato l'obiettivo di giungere nei prossimi cinque anni ad un tasso di penetrazione della Rete pari al 45 per cento. Un problema che riguarda soprattutto le aree rurali, attualmente ferme ad un tasso pari al 21 per cento circa. Anche queste, tra cinque anni, potranno godere delle libertà sbandierate della grande muraglia online.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2907937/PI/ ... iusta.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/
Aggregazione news a cura di
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Bookmark and Share | Posted by yanfry | 09/06/2010, 9:32 | Views 119 | 0 comments

La giornata mondiale contro la censura online
Articolo originale di Diego Casaes · tradotto da Antonella Grati · vai all’articolo originale inglese e italiano

La censura su Internet [it] è ancora uno dei problemi più sentiti in molti Paesi del mondo. In base a questo presupposto, Reporters Sans Frontières (RSF) organizzazione internazionale con sede a Parigi (di recente attivazione la versione italiana [it]) ha promosso — lo scorso 12 marzo — l’annuale Giornata Mondiale contro la censura online [in]. Per l’occasione, RSF ha aggiornato l’elenco dei “Nemici di Internet“ [fr, in, sp]: Cina, Arabia Saudita, Vietnam e Tunisia sono in testa come casi esemplari di Paesi che censurano il web. Inoltre, alla vigilia della Giornata e con il sostegno di Google, RSF ha assegnato [it] il primo “Premio Netizen” alle cyberfemministe iraniane del sito Change for Equality [in].
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Reporters Sans Frontières celebra la Giornata Mondiale contro la cyber-censura il 12 marzo 2010. L’obiettivo è la mobilitazione generale per sostenere un’Internet non filtrata e accessibile a tutti. In seconda battuta, ciò significa attirare l’attenzione sul fatto che, con la creazione di nuovi spazi per lo scambio di idee e informazioni, Internet sia di fatto una forza a sostegno della libertà. Sono sempre più i governi che hanno fatto proprio questo concetto e i tentativi di controllare Internet ne sono la conseguenza.


Rilanci dal web sulla Giornata contro la censura online

Il blogger giordano Naseem Tarawnah su Black Iris [in] esorta i lettori a unirsi in una manifestazione online per sostenere la libertà d’espressione. Sostiene che negli ultimi anni sono emersi gli elementi per affermare che il Paese sta virando verso tempi duri per gli utenti Internet, specialmente alla luce di “progetti che il governo potrebbe elaborare per l’implementazione di una ‘Cyber Legge’ mirata a regolamentare il mondo online”. Si rivolge dunque agli utenti di Twitter:


Ai miei colleghi tweep posso solo chiedere di ritrovarsi per rilanciare i messaggi in circolazione nella blogosfera o di inviarne di propri a sostegno di un’internet libera. Forse possiamo usare l’hashtag #FreeNetJo per contrassegnare tutti i nostri tweet.


E come sintetizza [in] Ramy Raoof su Global Voices Advocacy:


Credete nella Libertà di parola?

Pensate che sia normale essere schedati e seguiti mentre siete online?!

Pensate che sia nel vostro diritto accedere a ricerche e blog su Internet senza censure?

Credete nella Libertà d’Informazione? Nel Diritto ad accedere all’informazione?

Volete difendere un’Internet senza restrizioni e accessibile a tutti, sempre e ovunque?

Allora sostenete la Giornata contro la Cyber-censura [in] il 12 marzo…

Passate parola!


La collaboratrice di Global Voices Archana Verma [in] ha pubblicato una rassegna [in] in cui raccoglie riflessioni e punti di vista dalla blogosfera in lingua indù sui temi della libertà d’espressione e sulla censura. E aggiunge [in]:


L’India non rientra nella categoria [in] dei “Buchi neri di Internet,” i web writer indù non si sono occupati molto della questione perché non hanno vissuto in prima persona il problema. Ciò non significa che svariati blogger non abbiano affrontato il tema della libertà di stampa da diverse angolature.


Global Voices si impegna a dar voce a chi rimane inascoltato dalle testate tradizionali. Sappiamo che molti governi non consentono ai cittadini di usare il Web in modo libero e aperto, praticando spesso la censura e filtrando i contenuti. Qui di seguito sono elencati alcuni progetti di Global Voices per promuovere la libertà d’espressione, il cyber-attivismo e la trasparenza online.

Global Voices Advocacy

Global Voices Advocacy [in] è l’ambito dove si va di costruendo una rete globale anticensura di blogger e attivisti, dedicata alla protezione della libertà di espressione e al libero accesso all’informazione online. Da questo sito si accede a una miriade di progetti [in] finalizzati al sostegno di singoli impegnati nella lotta contro la censura del web, così come a modalità per gestire blog in maniera anonima [it] in quelle aree dove gli utenti Internet devono spesso far fronte alle restrizioni governative.

Threatened Voices

Threatened Voices [in] è un recente progetto di mappatura su base collaborativa finalizzato a costruire una banca dati di blogger minacciati, arrestati o uccisi per aver espresso la propria opinione online, e ad attirare l’opinione pubblica sulle campagne per la loro liberazione. Finora Threatened Voices ha già seguito 213 casi di blogger arrestati o minacciati [in], come il caso di Ahmad Mostafa [in], studente di ingegneria dell’Università di Kafr el-Sheikh, il primo blogger egiziano a comparire davanti a una corte militare per aver curato un blog [in].

Technology for Transparency Network

Accanto a Rising Voices, ecco Technology for Transparency Network, un nuovo sito web interattivo mirato a sostenere le iniziative che promuovono trasparenza, responsabilità e coivolgimento civico in tutto il mondo. Il Network è un esempio dei modi in cui la libertà d’espressione può facilitare il monitoraggio sui governi e restituire ai cittadini dei Paesi in via di sviluppo informazioni corrette e non regolamentate, oltre a tenere sotto osservazione le decisioni e le azioni dei politici.

Su tale sito, Renata Avila, avvocatessa per i diritti umani e blogger in Guatemala, ha presentato il caso messicano di #InternetNecesario [in], una serie di proteste online via Twitter e altri social network, per contrastare una tassa su Internet imposta dal Parlamento messicano. Questo movimento è un esempio di come un’Internet non-censurata possa munire i cittadini della forza necessaria per lottare a favore dei propri diritti.

Laura Vidal, blogger venzuelana a Parigi, commenta [in]:


Questo progetto è un esempio di come sia possibile per una società civile unire e organizzare gli sforzi necessari per controbattere a un governo che agisce senza esercitare la funzione consultiva e a una stampa che non svolge la funzione di collegamento tra l’opinione pubblica e la classe dirigente del Paese.


Breaking Borders

Infine il premio Breaking Borders [in], promosso congiuntamente da Global Voices e Google e sostenuto da Thomson Reuters [in] per valorizzare i migliori progetti web promossi da individui o gruppi che dimostrano coraggio, energia e creatività nell’uso di Internet, con l’obiettivo finale di promuovere la libertà d’espressione. Il premio sarà diviso in tre categorie, ciascuna con un equivalente a 10.000 dollari USA: strumenti per la promozione della libertà d’espressione, attività degne di nota su politica e attivismo, produzioni giornalistiche che abbiano contribuito con voci o argomenti importanti. Gli esiti del premio saranno resi pubblici a maggio, nel corso del Global Voices Citizen Media Summit 2010 [in].

In questa giornata così importante per Internet, ci auguriamo che la gente si mobiliti per il cambiamento, per la lotta alla censura e per far crescere la consapevolezza di quanto sia importante uno spazio digitale libero. Per ulteriori approfondimenti sulla lotta a tutela della libertà d’espressione sul web, Global Voices ha anche messo a punto questa sezione speciale [in].

Fonte: http://it.globalvoicesonline.org/2010/0 ... ra-online/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/

Bookmark and Share | Posted by yanfry | 21/05/2010, 12:01 | Views 187 | 0 comments

Breaking: Twitter banned in Pakistan [Update#1]
Breaking: Twitter banned in Pakistan [Update#1]

PTA has blocked over 1000 Websites and Twitter is the most recent one to join the list. Earlier as we reported Facebook is banned in Pakistan Since 18th May and further more Youtube, Wikipedia, and Flickr are some of the Important Websites which access has been restricted in the country. We will update this post as more details become available to us.
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Websites have never been blocked in such a large number before. Govt is just cracking down on any website that it finds promoting the Draw Muhammad Day this way or the other. Even the Websites promoting Facebook Proxies have been blocked too.

I managed to logon on to Twitter through iPhone and first thing I wanted to check was If there is any trending Topic which could have led to this blockage in the country, However there is not any.

[Update #1 21-May-2010 1:00 pm PST]

Twitter is not yet fully restricted. Some users still can access it on different ISP than PTCL DSL. (Govt owned), the Ban usually takes effect on PTCL users first. It’s only matter of time before Twitter could be blocked on other ISPs too.

Fonte: http://maboot.com/twitter-blocked-pakistan/562/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/us/

Bookmark and Share | Posted by yanfry | 21/05/2010, 9:04 | Views 102 | 0 comments

Venezuela: Polemic raised due to the blockage of websites
Venezuela: Polemic raised due to the blockage of websites by governmental ISP
posted by Marianne Diaz on May 14, 2010

A couple of weeks ago, some fellows venezuelan twitterers reported that the website quelacreo.com (NSFW) coudn’t be accessed trough those connections provided by Cantv (the main telephonic company and internet provider, owned by Venezuelan government). The website, accesible from different lines such as Intercable, showcases highly strong content such as pictures and videos, regarding murders, violations, autopsies, and other violent crimes. Therefore, there were all kind of reactions from the users. Because of the controversial content of the website, some of them do not disagree with the measure:

@luisdirauso: @aimarb @johkhz @YimmiCastillo lo de quelacreo sinceramente me parece buenísimo que la hayan bloqueado, mejor deberían eliminar esa página!
@luisdirauso: @aimarb @johkhz @YimmiCastillo about quelacreo I sincerely think it’s great they’ve blocked it, they should better erase that page!

Some of them strongly disagree with the measure, in the belief that that it indicates an inflexion point in the government’s politics regarding the use of the net and they remark the fact that Cantv has a de facto monopoly over internet in Venezuela, since they provide over three quarters of all web traffic in the country:

@elmocho RT @Marianitareyes: CANTV utiliza el punto único para bloquear páginas. www.quelacreo.com fue la 1era. Cuáles serán las próximas?
@elmocho RT @Marianitareyes: CANTV uses the Network Access Point in order to block webpages. www.quelacreo.com was the first. Wich ones will be next?

@YimmiCastillo: Censuran páginas “indefendibles” como quelacreo para masajear la Opinión Pública. El Contenido no es el tema, es la censura. #FreeWebVe
@YimmiCastillo: They censor “indefensible” pages such as quelacreo in order to massage the public opinion. Content isn’t the subject, censorship is. #FreeWebVe

Also, it has been remarked the fact that the measure was taken without any kind of legal procedure, and that Cantv won't give any explanations about it. Furthermore, a couple days ago an alert was launched that another website, FTAchile.com, was also blocked. FTA stands for Free To Air, and it’s a website that explains how to receive free TV and radio channel signals, providing instructions and tools on how to make it. Both sites are accesible through other ISPs, and they still can be accessed using proxys. Still, the blogosphere remains indiferent to this measure, except for a few users that see in this the beginning of the online censorship:

@OSGuidoE Ayer quelacreo, hoy una página de satélites, ¿Y mañana que toca? No seas pendejo y creas que esto se detiene aquí #FreeWebVe
@OSGuidoE: Yesterday, quelacreo, today a webpage about satellites. And tomorrow what? Don’t be stupid and think this stops here. #FreeWebVe

Update: FTAchile is now accessible from Cantv. Quelacreo still isn't. I ask for people who is having troubles to access any website from Venezuela, to report it using www.herdict.org.

Fonte: http://advocacy.globalvoicesonline.org/ ... ental-isp/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/

Bookmark and Share | Posted by yanfry | 15/05/2010, 22:08 | Views 107 | 0 comments

IN IRAN CENSURATI I SITI DI REPUBBLICA E BBC
Iran, oscurata "Repubblica"
Vietato accedere alla homepage


TEHERAN - "In base alla legge sulla criminalità informatica l'accesso al sito richiesto non è possibile". È questo l'avvertimento che da qualche giorno si ritrova sul monitor chi cerca di collegarsi alla versione web di Repubblica usando un computer collegato alla rete iraniana. Stessa sorte tocca a chi tenta di aprire la home page della Bbc.

Un oscuramento deciso dalle autorità di Teheran nell'ambito del nuovo giro di vite sulla possibilità di accedere all'informazione non di regime. A segnalare l'introduzione del blocco, che i più scafati tra gli utenti iraniani riescono comunque ad eludere seppure a loro rischio e pericolo, sono stati diversi operatori di ong presenti in Iran abituati a fare riferimento alle pagine web di Repubblica per avere un resoconto non censurato di quanto accade nel Paese. Allo stesso modo iraniani residenti in Italia hanno tentato invano ieri di leggere le consuete corrispondenze dall'Iran di amici e familiari, trovandosi davanti ad email inspiegabilmente bianche. Forme di censura che rappresentano appunto un giro di vite, in quanto anche nei giorni più caldi delle manifestazioni che hanno fatto seguito ai brogli elettorali dello scorso giugno Repubblica.it è sempre stata raggiungibile.

Con i nuovi fermenti di contestazione registrati negli ultimi giorni all'università Beheshti di Teheran che sembrano segnalare la possibilità di una nuova massiccia ondata di protesta, il regime sembra intenzionato a fare di tutto per scongiurare quanto accadde poco meno di un anno fa quando cronache, filmati e immagini della brutale repressione furono divulgati attraverso i blog e i canali dei social network. Come segnalava anche il New York Times, il resto del mondo è potuto venire a conoscenza degli incidenti scoppiati all'ateneo in occasione di una visita del presidente Mahmud Ahmadinejad solo grazie alle notizie riportate sulla pagina curata dal leader dell'opposizione riformatrice Hossein Mussavi su Facebook, mentre a diffondere le immagini degli scontri sono stati esclusivamente i filmati inseriti dagli stessi studenti su Youtube.

[ via Repubblica.it ]

Fonte: http://censurato.splinder.com/post/2271 ... SITI+DI+RE

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Thailandia, oscurato lo streaming di protesta
l governo di Bangkok ha deciso di bloccare l'accesso a Justin.tv, la piattaforma dedicata alle dirette video. Alcuni dei suoi canali avevano dato voce al movimento rivoltoso delle camicie rosse

Roma - Si tratta di una sgradevole prima volta per Justin.tv, la piattaforma online dedicata allo streaming delle più svariate dirette video, frutto di un primo incontro faccia a faccia con l'agguerrito ecosistema della censura governativa. Le autorità della Thailandia hanno infatti temporaneamente bloccato l'accesso ai principali servizi del portale di San Francisco.

Gli utenti thailandesi sono stati quindi dirottati verso uno spazio web predisposto dalle stesse autorità di Bangkok, messo online per comunicare loro che l'accesso a Justin.tv è stato sospeso a causa di una situazione d'emergenza. Ovvero della sanguinosa rivolta scoppiata nel paese del sud-est asiatico, anche nota come movimento delle camicie rosse.

Un'aspra insurrezione nei confronti del potere centrale di Bangkok, montata già da tempo, ma che solo recentemente ha assunto tratti violenti. Justin.tv era diventata una delle piattaforme più sfruttate dagli oppositori per dare voce online al proprio dissenso. Dissenso incanalato in almeno un paio di finestre video sul sito californiano.

Un primo canale, gestito dal fronte unito thailandese per la democrazia contro la dittatura, ha totalizzato finora circa 250mila visioni. Un secondo si è piazzato invece sulle 180mila circa. "Tantissimi cittadini thailandesi - ha spiegato Evan Solomon, vicepresidente di Justin.tv - hanno utilizzato la nostra piattaforma per tenersi informati sulle proteste in corso nel loro paese". Ora non potranno più farlo.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2878664/PI/ ... testa.aspx
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Aggregazione news a cura di
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Bookmark and Share | Posted by yanfry | 10/05/2010, 12:22 | Views 128 | 0 comments

New Google Tool Reveals Worldwide Censorship Data
Internet users can now see how many times their government has asked the powerful Google search engine to remove content, or reveal information about those who use its services.

Google has rolled out a new tool to reveal to the "average Joe” the number of governments' requests to censor information and to release data about Google users. Dubbed “Government Requests,” an explanation of the new technology appears on a separate page posted by the company.

Google added a disclaimer on the site noting that the map showing the number of such requests received between July 1, 2009 and December 31, 2009 was “imperfect and may not provide a complete picture of these government requests.”

That having been said, however, the tool itself is a major bonanza for any user who is interested in seeing where any country stands on the issue of censorship. One can select between data requests and removal requests, viewing an entire list of countries, as well as seeing the global map. China, where Google recently chose to shut down its operations, is excluded from the list altogether.

Google explained in a post on its blog the reason for rolling out the new tool: "Article 19 of the Universal Declaration on Human Rights states that 'everyone has the right to freedom of opinion and expression...' Written in 1948, the principle applies aptly to today's Internet – one of the most important means of free expression in the world. Yet government censorship of the web is growing rapidly...

"Google, like other technology and telecommunications companies, regularly receives demands from government agencies to remove content from our services. Of course, many of these requests are entirely legitimate, such as requests for the removal of child pornography. We also regularly receive requests from law enforcement agencies to hand over private user data... However, data about these activities historically has not been broadly available. We believe that greater transparency will lead to less censorship.”

US Among Top Censors, Israel at Bottom of List
In the latter half of 2009, the United States filed the fourth highest number of requests to remove information, according to Google, and came in second on the list of governments asking the Internet company for information about its users.

The country with the highest number of requests to remove information by far is Brazil (291), followed by Germany (188), India (142) and then the United States (123). Brazil was also at the top of the list of countries asking to provide information about users of Google services and content, with 3,663 requests. The South American nation was followed on this list by the United States (3,580), the UK (1,166) and India (1,061).

On both lists, Israel was among those with the lowest number of requests: Israeli censors made less than 10 requests in the second half of 2009 to remove information from Google's Internet services. Israel was also listed last on the list of those to request information about users of its services.

Israel's Censor: 'Independence is Sacred'
Israeli chief censor Sima Vaknin-Gil told the Los Angeles Times in an interview this week that Israel's laws dealing with censorship date back to the British Mandate in 1945. However, she added, a simple, updated agreement is also in place, stating an understanding between the media and the censor that in order to safeguard state security, the press undertakes to submit materials to the censor. The censor agrees only to remove specific parts that are harmful to state security.

According to a 1989 Supreme Court ruling, the censor may only block publication of an item in the case of “imminent certainty of actual harm to state security.” The censor must be the one to prove that to the court, and is answerable only to the court. The decision can be appealed through an arbitration committee comprised of a judge, a journalist and a defense ministry official. Likewise, the committee becomes involved if a journalist has violated a censorship decision.

Because the censor is autonomous, said Vaknin-Gil, “A politician cannot call the censor and ask to prohibit a report that would harm his image, reputation or other interests... The censor's independence is sacred.”

Monitoring the Internet, she acknowledged, has become an issue for her office, but not with the same focus as that of China, which employs some 30,000 censors. “Israel has 34 [censors],” she pointed out. “The Internet is definitely a challenge.” (IsraelNationalNews.com)

Fonte: http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/137366

Bookmark and Share | Posted by yanfry | 05/05/2010, 7:03 | Views 188 | 0 comments

UE, attraverso il filtro
Una proposta da Bruxelles, per rendere inoffensivi tutti quei siti legati allo sfruttamento dei minori. Una voce dal panorama IT si è levata indignata: a rischio il carattere aperto della Rete

Roma - Un esteso meccanismo di filtraggio di certi contenuti della Rete, contenente misure atte a bloccare tutti quegli spazi online legati ad abusi sui minori. Questa, in sintesi, la proposta di legge presentata nel mese scorso dalla Commissione Europea, già supportata da un ampio ed eterogeneo gruppo di parlamentari del Vecchio Continente.

Stando a quanto riportato da alcune fonti, sarebbe di circa 300mila euro la somma stanziata a Bruxelles da destinare ad una serie di organizzazioni europee a tutela dei minori, affinché creino una sorta di lobby a supporto della proposta di legge. Una proposta che non avrebbe scatenato sufficiente mobilitazione nei vari protagonisti dell'IT, a causa di un oggetto particolarmente delicato.

Sempre stando alle cronache, aziende come Google, Microsoft e Yahoo! si sarebbero rifiutate di commentare o avrebbero comunque preso tempo per analizzare meglio la proposta europea. Ma Ed Black, presidente della Computer and Communications Industry Association (CCIA), ha espresso il suo sdegnato punto di vista, sottolineando come il blocco dei siti potrebbe costituire una seria minaccia al carattere aperto di Internet.

"C'è il reale pericolo che questa proposta scateni conseguenze inizialmente non previste - ha dichiarato Black nel corso di un'intervista - Ci opponiamo a questa idea in parte perché rappresenta una maniera inefficace di combattere gli abusi sui minori a mezzo Internet, ma anche perché si basa sugli sforzi da parte dei vari governi del mondo per bloccare tutti quei contenuti a loro sgraditi".

E, a proposito di governi impegnati nei piani di filtraggio della Rete, un portavoce del ministro delle Comunicazioni aussie Stephen Conroy ha annunciato che nelle prossime sedute parlamentari non verranno riviste le predisposizioni di legge relative a quello che è stato già soprannominato Great Firewall of Australia. Ma non si tratterebbe - stando allo stesso portavoce di Conroy - di un ritardo causato dalle vibranti proteste diffusesi nel mondo, portate avanti anche da Google.

A questo punto, appare improbabile che del blocco di tutti quei siti definiti illeciti dal governo australiano si possa riparlare prima delle prossime elezioni. E di tutti i tipi di blocchi è parso particolarmente preoccupato Ed Black: "Il concetto di Rete aperta potrebbe morire pugnalato. Internet sembra meno minacciata dalla Cina che da queste persone animate da buoni propositi, alla ricerca di soluzioni ai problemi della società".

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2872805/PI/ ... iltro.aspx
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Bookmark and Share | Posted by yanfry | 04/05/2010, 11:15 | Views 117 | 0 comments

Nuova ondata di Censure e Filtri della Rete in Tunisia
Il 28 aprile GlobalVoicesAdvocacy (progetto del circuito Global Voices mirato a tutelare la libertà d'espressione contro la censura online) ha postato le prove, con relativi screenshoot dei netizen Tunisini che trovate di seguito, della nuova ondata di censura e filtraggio della Rete da parte del governo Tunisino, che ora filtra i contenuti di Filckr, di reti sociali, di siti di sharing video (questi in particolare), di blog aggregator, blog, pagine e profili di Facebook:

La scorsa settimana, dal 22 aprile 2010, la Tunisia ha aggiunto 3 nuovi siti web più alla sua lista di siti di video-sharing bannati nel paese. Blip.tv , metacafe.com e vidoemo.com non sono più i benvenuti nel paese.
All'inizio di aprile, 2010, WAT.TV, un altro sito di social networke e condivisione di media, che si ritiene essere la terza emittente video su Internet in Francia, è stato bloccato.

[...]
I siti web di video-sharing sono divenuti obbiettivo dei censori tunisini dal 3 settembre 2007, con il ban di Dailymotion, poi fu la volta di Youtube ad essere bandito dall'Internet del paese, il 2 Novembre 2007.
[...]
.
Image
Image

Ulteriori particolari li potete trovare nel post di advocacy.globalvoicesonline.org in ENG: http://advocacy.globalvoicesonline.org/ ... t-welcome/
Traduzione a cura di
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Cina, ISP costretti a spiare?
Un emendamento al quadro normativo sui segreti di stato potrebbe diventare legge. Telco e ISP dovranno collaborare con le autorità di Pechino. Denunciando i propri clienti colti a discutere di argomenti segreti

Roma - Le autorità di Pechino sembrano non mollare la presa, alla continua ricerca di un vasto meccanismo di controllo sull'ecosistema della comunicazione. Ultima mossa, alcune significative modifiche all'attuale legge sulla tutela dei segreti di stato, che potrebbe trasformare gli operatori delle telecomunicazioni in vere e proprie spie.

È giunta alla sua terza lettura una proposta d'emendamento che controllerà in maniera più severa l'operato di società di telecomunicazioni e provider Internet. Dovranno in pratica riferire alle autorità del paese l'eventuale presenza di discussioni pericolose, su argomenti coperti dal segreto di stato.

Come riportato dagli organi di informazione di stato cinesi, gli operatori dovranno collaborare con le forze di polizia e i vari dipartimenti per la sicurezza nazionale, consegnando nelle loro mani tutti quegli utenti colti a conversare di argomenti poco graditi al governo di Pechino. "La trasmissione di informazioni dovrà essere immediatamente interrotta alla presenza di segreti di stato".

Stando a quanto riportato dall'agenzia di stampa Xinhua, la bozza d'emendamento definisce così il concetto di segreto di stato: "informazione che minaccia la sicurezza e gli interessi dello stato che, una volta trafugata, potrebbe danneggiare la sicurezza nazionale nelle aree della politica, dell'economia e della difesa".

Nel tempo, le autorità di Pechino hanno declinato ampiamente il concetto di segreto di stato: tanto da bloccare quasi ogni cosa, dalle mappe online alle coordinate GPS. Fino a semplici dati statistici, come ad esempio quelli non forniti al recente tool di Google per il tracciamento dei governi più negligenti nei confronti delle fondamentali libertà d'espressione online.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2868866/PI/ ... piare.aspx
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Piani di blocco di Internet in Irlanda
Nel gennaio 2010, un membro dell'EDRI-Digital Rights Ireland ha depositato una richiesta FOI (Freedom of Information) al Dipartimento di Giustizia per chiedere la visione dei documenti che si occupano del blocco di Internet da parte degli ISP. La risposta arrivò in marzo, negando l'accesso a quasi ogni documento interno!

A volte, tuttavia, sapere cosa viene malcelato può essere istruttivo. Quando rispondono alle richieste FOI, i dipartimenti preparano un piano di registrazioni elencando ogni documento in loro possesso, per data e titolo.

Guardando tale elenco, è chiaro che da qualche tempo il Ministero della giustizia ha proposto l'introduzione dei blocchi di Internet in Irlanda ed ha fatto questo "sotto i radar", senza alcuna consultazione pubblica o approvazione legislativa.

Infatti, è evidente dalla lista che il Dipartimento non intende introdurre una legislazione ma intende invece introdurre questa nuova forma di censura senza alcuna base giuridica seguendo semplicemente lo screditato modello Norvegese e Danese.

In un altra notizia relativa ai diritti digitali Irlandesi, il più grande ISP Eircom ha dato il via libera al taglio della connessione dei clienti accusati di violazione del copyright da parte dell'Alta Corte Irlanese. La pratica non viola il diritto alla protezione dei dati, secondo la sentenza della Corte.

FOI shows Department of Justice planning internet blocking for Ireland (16.04.2010)
http://www.digitalrights.ie/2010/04/16/ ... -justice...

Irish Justice FOI Re Internet Filtering - Index (16.04.2010)
http://www.digitalrights.ie/2010/04/16/ ... r-ireland/

Putting up barriers to a free and open internet (16.04.2010)
http://www.irishtimes.com/newspaper/fin ... 42542.html

Irish court says Eircom disconnections do not breach privacy laws (19.04.2010)
http://www.out-law.com/page-10930

Judegment from 16.04.2010
http://www.courts.ie/Judgments.nsf/0985 ... enDocument

(Thanks to EDRi-member Digital Rights Ireland)

Fonte: http://www.edri.org/edrigram/number8.8/ ... land-plans
News tradotta e aggregata da
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Bookmark and Share | Posted by yanfry | 27/04/2010, 8:20 | Views 128 | 0 comments

Google e la lista dei censori del web
BigG ha messo a disposizione un tool online per scoprire quali sono i paesi più pressanti. Vince il Brasile, attivo sia nella richiesta dei dati personali degli utenti che in quella di rimozione di filmati del Tubo

Roma - Ha iniziato ricordando il fondamentale principio tutelato dall'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ovvero quello che garantisce la libertà d'espressione e d'opinione senza interferenza alcuna. Si intitola maggiore trasparenza sulle richieste governative un recente intervento del chief legal officer di Google David Drummond, apparso tra le pagine online del blog ufficiale di BigG.

L'azienda di Mountain View ha lanciato sul web un particolare strumento, a gettare luce sulle continue pressioni da parte dei vari governi del mondo su determinati contenuti del suo motore di ricerca nonché della sua piattaforma di video sharing YouTube. Richieste di rimozione di filmati, comunicazioni dai vari centri di potere per ottenere i dati personali degli utenti.

Attraverso Google Maps è stata così fatta chiarezza, nella lotta per una maggiore trasparenza su censure e pressioni governative, giunte al quartier generale della Grande G tra gli inizi dello scorso luglio e la fine dell'anno 2009. Il Brasile avrebbe così vinto il torneo dei paesi più attivi in tal senso, con più di 3600 richieste inoltrate a Google. Secondo classificato, gli Stati Uniti con più di 3500 richieste; terzo il Regno Unito, ma con un numero più esiguo (nemmeno 1200).

Il Brasile ha anche vinto un'altra classifica, quella dedicata alle richieste di rimozione di contenuti e filmati del Tubo. Dai numeri - ovviamente da prendere con le dovute cautele statistiche - è emerso che 291 richieste sono arrivate dal paese verdeoro, seguite dalle 188 della Germania e dalle 142 dell'India. Non presenti i dati relativi alla Cina, perché coperti dal segreto di stato.

"In larga parte queste richieste sono legittime - ha spiegato Drummond - e le informazioni necessarie perché utili ai fini di processi o per la lotta alla pedopornografia". Drummond ha poi sottolineato come Google sia convinta che una maggiore trasparenza conduca comunque ad un minore livello di censura in ambito governativo.

Un impegno, dunque, che giunge ufficialmente in coincidenza con la recente lettera aperta dei vari garanti della privacy di paesi come l'Italia e il Regno Unito, che hanno bacchettato BigG per via del discusso social tool Buzz. Drummond ha ribadito l'adesione della sua azienda alla Global Network Initiative, gruppo a difesa della libertà d'espressione online che ha come membri attivi anche Microsoft e Yahoo!.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2862822/PI/ ... l-web.aspx
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Bookmark and Share | Posted by yanfry | 27/04/2010, 7:44 | Views 111 | 0 comments

Statistics

Abbiamo 392583 indirizzi web sotto controllo, di cui 15313 sono bloccati da almeno un ISP o un server DNS.

In dettaglio, 333 sono indirizzi nelle liste pubbliche (controllati dalle sonde di chiunque), 18811 sono nelle liste private (controllati dalle sonde dei membri fidati), 373439 sono nelle liste di ricerca (controllati dalle sonde dallo staff), e 58589 sono sospesi (non ci risultano attivi).

Elaboriamo 11487 server DNS, 544280 indirizzi IP, 5924445 risultati dai test delle nostre sonde.

Reports

Blocked address detected, by countries. If you live in a country without data, please contact us. For this and other kind of report, look at "Reports" menù.

Italy 6252    
Turkey 5627    
Denmark 1591    
Finland 1270    
China 1137    
Thailand 878    
Korea Republic of 707    
Estonia 547    
Switzerland 415    
Germany 62    
France 14    
United Kingdom 2    

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Giappone: i nuovi giornalisti freelance rompono il monopolio
Giappone: i nuovi giornalisti freelance rompono il monopolio dell'informazione

traduzione 9 luglio 2010 · vai all'articolo originale [en]

Mentre in molti paesi nel mondo i cittadini comuni familiarizzano con le nuove tecnologie per cercare di far sentire la propria voce, in Giappone sono soprattutto i giornalisti freelance a portare avanti la battaglia contro l'establishment dei media tradizionali, dai quali sono intenzionati a mantenere le distanze.
Questo perché in Giappone la distribuzione dell'informazione é sotto il controllo dei media tradizionali attraverso un sistema chiamato ‘kisha club’.

Kisha club [en] significa letteralmente club dei reporter o club della stampa ed é meglio definito come ‘associazione che si occupa della selezione delle notizie’: è presente in quasi tutte le istituzioni pubbliche come ministeri, polizia, e nelle strutture aziendali ecc. Tra i loro compiti rientra l'organizzazione delle conferenze stampa delle istituzioni che gestiscono.

Come specificato nelle loro linee guida [en]:


In un'epoca in cui si va sempre più alla ricerca di informazioni accurate derivanti da selezioni basate sull'etica dell'informazione, i kisha club si assumono la responsabilità sociale di monitorare l'esercizio del potere da parte dei funzionari pubblici e di scovare rivelazioni autentiche di informazioni da parte delle istituzioni pubbliche. I membri dei kisha club e chi partecipa alle conferenze sono tenuti pertanto a ricoprire questi ruoli importanti.


Solamente i giornalisti che lavorano per alcune società nell'ambito dei media tradizionali possono esserne membri e, di conseguenza, partecipare alle conferenze stampa organizzate dai kisha club.
I giornalisti freelance e i media stranieri spesso non sono ammessi. Nel caso in cui possano partecipare, non possono fare domande.

Il 13 Febbraio Takashi Uesugi [ja], uno dei più popolari giornalisti indipendenti, che richiede l'abolizione del sistema del kisha club [en], ha scritto su Twitter [ja]:


上杉隆「ツイッター、ユーストリームが一次情報を独占する記者クラブの壁を超えた。それ以前にこの記者クラブのシステムが日本人に知られていない。公権力の匿名は許されないというのが当然のジャーナリズムのルール」7:45 PM Feb 13th TweetMe for iPhoneから

Twitter e Ustream hanno oggi superato i club della stampa, che in precedenza monopolizzavano la divulgazione dell'informazione. I dettagli del sistema basato sui kisha club sono poco noti anche in Giappone. L'essere contrari all'anonimità del potere pubblico è una regola ovvia per il giornalismo.


Con un cambio di direzione, alcuni rappresentanti del governo eletti lo scorso anno hanno deciso di aprire le loro conferenze stampa [en] a tutti i giornalisti professionisti. Chi lavorava nei media online ha colto l'opportunità e ha da subito cominciato a partecipare alle varie conferenze con la propria attrezzatura per poter trasmettere gli eventi in diretta.

Lo scorso settembre Tetsuo Jimbo [en], un videogiornalista veterano nonché editor e CEO di videonews.com ha commentato [ja] questa novità: conferenza stampa di un ministro aperta a tutti i giornalisti professionisti.


まず大方針は「原則として、記者クラブ所属報道機関以外の全てのメディアにも解放する」(岡田氏)です。
[…] これまでは、仮にその団体の加盟社の記者でも、社を通じてそれぞれ当該の記者クラブに入会していることが必要でした。それぞれの報道機関の社内ポリティックスなどの事情で、新聞協会加盟社の記者であれば誰でも会見に出られるというわけではなかったということです。
それが、これからは基本的には、上記の団体に加盟している社の記者であれば、誰でも会見には出られることになるので、例えば朝日の別の部署の記者が、朝日の記者クラブの記者に気を遣って会見に行けないとか、NHKのクローズアップ現代の記者やNスペのディレクターがNHK報道局の外務省霞クラブ所属の記者に会見の出席や撮影を妨害されるというような馬鹿げたこと(これが本当にあるんですよ。)もなくなります。

Enunciando il principio guida della nuova politica, il Ministro Okada ha detto: “In linea di massima aprirò (le conferenze stampa) a tutti i media, inclusi quelli che non appartengono al kisha club [del ministro degli esteri].”
[…] Fino ad ora i giornalisti appartenenti ad una società con un kisha club dovevano fare ricorso alla loro azienda per diventare membri di quel club. Anche a causa della politica interna di ciascuna società, i giornalisti non potevano presenziare a qualsiasi conferenza desiderassero.
D'ora in avanti, in linea con questa nuova politica, tutti i giornalisti [oltre a freelancer e reporters di riviste e mezzi di informazione online] che lavorano per un' organizzazione-membro possono prendere parte a qualsiasi conferenza. Questo significa che, ad esempio, un reporter di Asahi appartenente ad un certo gruppo non dovrà amareggiarsi all'idea di non poter partecipare alla conferenza di un altro gruppo, diverso da quello a cui é stato assegnato. Oppure un direttore del NHK che lavora per programmi come Close Up Gendai or NHK Special non verrà ostacolato nel riprendere o partecipare ad una conferenza del Ministero degli Esteri da un collega reporter del NHK che si occupa solitamente di quel ministero. E tali ridicoli incidenti (perchè si sono verificati realmente) non si ripeteranno.”


Ustream, in particolare, si propone come una fonte d'informazione alternativa per eludere i filtri dei media principali.

E' abbastanza conosciuto il caso del popolare sito web per la condivisione di video Nico Nico Douga, che dall'anno scorso ha fornito un servizio di trasmissione in diretta ai suoi utenti [ja]. Il suo staff é diventato una presenza regolare alle conferenze stampa settimanali del ministro degli esteri, permettendo al suo pubblico di interagire direttamente con il presentatore. Non solo il pubblico può assistere all'evento ma anche inviare domande alla pagina web che vengono scelte dallo staff di Nico Nico Douga e poste direttamente al ministro. Stando al sito Nico Nico Douga [ja], i suoi utenti hanno potuto fare domande sulla questione della base militare americana [en], sugli attivisti di Sea Shepherd [it], sugli aiuti all'Afghanistan ecc.
Image
Conferenza in diretta del Ministro degli Esteri Okada su Ustream di Yasumi Iwakami, 29 Giugno.

Il blogger nob1975 ha scritto un commento[ja] su questa opportunità dicendo che i cittadini e i netizen adesso devono riuscire a guardare le conferenze stampa dei loro politici prima che vengano riviste e filtrate dalla TV e dalla stampa.


国民が、一次情報に触れる機会が、いままでかつて、あったろうか?
政治家も、バラエティショーの一環としての「報道番組」、政治をネタにした完全なる「バラエティ番組」、司会者の仕切りがうざい「討論番組」から飛び出して、記者クラブも通さず、じかに、国民に向けて、情報発信できる時代。
素晴らしいと思う。
[…]
エポックメイキングな瞬間だったと思う。

I cittadini adesso hanno la possibilità di entrare in contatto con informazioni genuine. Mi chiedo se ci sia mai stato un'opportunità del genere in passato.
Questa é un'epoca un cui i politici possono parlare ai cittadini direttamente, senza passare attraverso i kisha club o partecipando a “programmi d'informazione”, che fanno parte di programmi d'intrattenimento, a “varietà” che vedono i politici come carne da macello per lo spettacolo, oppure a “talk shows” dove l'ospite porta avanti la conversazione.
Credo che questo sia fantastico.
[…]
Mi sembra un cambiamento epocale.


Giornalisti indipendenti come Takashi Uesugi, prima citato, o il premiato Yasumi Iwakami [ja] hanno reso Ustream uno strumento per creare dibattiti aperti focalizzati sul “sistema del kisha club”, per accrescere la consapevolezza dei giapponesi riguardo a come le informazioni a cui accedono siano spesso influenzate e limitate. Un esempio é il dibattito tra Uesugi e l'economista Nobuo Ikeda [ja] sulle rivelazioni delle forze dell'ordine ai media”.

Ecco quello che si trova nel profilo di Iwakami sulla sua pagina Ustream:


フリージャーナリスト・岩上安身が、どこにでも出かけて、誰にでも取材し、可能な限り、ダイレク トに情報をお伝えします。インタビュー、対談、記者会見、などなど。

Il giornalista indipendente Yasumi Iwakami va ovunque, intervista chiunque e, quando possibile, trasmette direttamente le informazioni: interviste, dibattiti, conferenze stampa e così via.


In conclusione, Hiroshi Hirano, redattore del quotidiano online Electronic Journal, che critica [ja] il monopolio nell'informazione in quanto contrario ai principi di democrazia, ammonisce riguardo alla pericolosità del potere insito nei media.


情報を自分たちだけでずっと独占していればそれは一種の利権と化し、政治家側や官僚側から利用されやすくなるのです。

Se l'informazione é monopolizzata da una fonte, si crea una nuova forma di potere che é facilmente manipolabile da politici, burocrati o altri per i loro scopi.


di Scilla Alecci · tradotto da Greta Rossi · traduzione 9 luglio 2010

Source: Global Voices in Italiano » G... monopolio dell’informazione Image
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/
Notizia Aggregata a cura di
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Bookmark and Share | Posted by yanfry | 13/07/2010, 6:52 | Views 46 | 0 comments

* = Dati non in tempo reale (giornalieri)
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